Documento di A&I sulla proposta di modifica del regime delle spese processuali nel giudizio penale

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Il gruppo di Autonomia&indipendenza apprende con notevole preoccupazione che il Governo sta valutando l’ipotesi di modificare la disciplina delle spese legali nel processo penale, come emerge da quanto dichiarato oggi dal Sottosegretario Cosimo Ferri nel corso dell’intervista rilasciata al quotidiano Il Messaggero, in risposta alle domande sulla crescente sfiducia dei cittadini nella magistratura.

Sul punto va evidenziato che pende in Senato il Disegno di Legge n. 2153 (Modifica all’articolo 530 del codice di procedura penale, in materia di rimborso delle spese di giudizio), che prevede il rimborso da parte dello Stato delle spese di giudizio affrontate dagli imputati assolti nel merito, con successiva azione di rivalsa, senza alcun limite, nei confronti del magistrato che ha esercitato l’azione penale, limitatamente ai casi di dolo o colpa grave (in calce il testo del citato D.d.L., sottoscritto da numerosi parlamentari del centro destra ed anche della maggioranza ).

Si introdurrebbe così una nuova, amplissima, ipotesi di responsabilità civile dei magistrati del pubblico ministero, che in tutti i processi chiusi con assoluzioni e proscioglimenti potrebbero essere chiamati a rispondere o comunque a giustificarsi.

Ancora una volta constatiamo come la politica pensi di intervenire in materia di giustizia non con riforme strutturali ed efficaci, ma colpevolizzando i magistrati ed intimorendoli con possibili azioni ritorsive, dimenticando che l’assoluzione dell’imputato è connaturale alla dialettica processuale e che, come insegna la nostra Corte di cassazione, l’Ufficio del P.M. per sua natura non può essere condannato al pagamento delle spese del giudizio nell’ipotesi di soccombenza, trattandosi di organo propulsore dell’attività giurisdizionale cui sono attribuiti poteri diversi da quelli svolti dalle parti, esercitati per dovere d’ufficio.

Chiediamo alla politica e al Governo di abbandonare simile progetto. Questa eventuale “rivalsa” economica nei confronti dei P.M., sconosciuta in qualsivoglia ordinamento civile, sarebbe un ulteriore, inutile e inaccettabile strappo costituzionale in danno dell’Istituzione giudiziaria e dell’autonomia ed indipendenza della Magistratura.

Chiediamo alla politica e al Governo di occuparsi dei gravissimi problemi della Giustizia lasciando da parte interventi punitivi e demagogici ed impegnandosi invece a realizzare interventi strutturali, reali investimenti, riforme processuali efficaci.

Il gruppo di coordinamento di A&I

 

DISEGNO DI LEGGE (Atto Senato n. 2153)  : Art. 1. 1. All’articolo 530 del codice di procedura penale, dopo il comma 2 è inserito il seguente: «2-bis. Se il fatto non sussiste, se l’imputato non lo ha commesso, se il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato, il giudice, nel pronunciare la sentenza, condanna lo Stato a rimborsare tutte le spese di giudizio, che sono contestualmente liquidate. Se ricorrono giusti motivi il giudice può compensare, parzialmente o per intero, le spese tra le parti. Nel caso di dolo o di colpa grave da parte del pubblico ministero che ha esercitato l’azione penale, lo Stato può rivalersi per il rimborso delle spese sullo stesso magistrato che ha esercitato l’azione penale».

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